RADUNATI NEL GIORNO DEL SIGNORE
Premesse
1. Nel 1999 la Conferenza Episcopale Emilia-Romagna pubblicò un sussidio[1] per l’attuazione nelle nostre diocesi del Direttorio Christi Ecclesia[2]. Ora, dopo l’esperienza di 16 anni, si ritiene opportuno approfondire le possibilità di applicazione del Direttorio tenendo presenti l’esperienza fatta, le mutate situazioni della vita sociale ed ecclesiale delle nostre comunità.
2. I Vescovi Italiani, nella riflessione sulla presenza della Chiesa nel territorio, invitano ad un “profondo ripensamento” affinché tutte le parrocchie, dalle più piccole alle più grandi, evitino un ripiegamento su se stesse e acquisiscano “la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente”. Da “questo cammino di collaborazione e corresponsabilità, la comunione tra sacerdoti, diaconi, religiosi e laici e la loro disponibilità a lavorare insieme” potrà nascere “un modo nuovo di fare pastorale”. Esso è fondamentale perché da una parte si mantenga “il carattere popolare della Chiesa in Italia”, cioè “il legame degli italiani con la Chiesa Cattolica”, e dall’altra si superi il “chiuso particolarismo” che “impedisce di operare insieme, a scapito della nostra incidenza sociale e culturale”. Diventa così fondamentale recuperare il riferimento della parrocchia alla Chiesa particolare e la sua valenza missionaria[3].
Storicamente la parrocchia, nel corso dei secoli, ha cercato di leggere il territorio per trovare modi sempre più appropriati per annunciare il Vangelo nelle singole situazioni. Questa dimensione missionaria, fin dall’inizio, si è espressa nella relazione da parte dei Dodici, poi dei loro collaboratori[4], fino ad arrivare a i vescovi e a i parroci, con le singole persone.
La domenica è il giorno del Signore
3. Negli Atti degli Apostoli i brevi sommari della vita della Chiesa in età apostolica presentano gli assi portanti della vita della comunità: l’insegnamento degli apostoli sulla risurrezione di Gesù, la comunione-carità, la preghiera, lo spezzare il pane[5].
Il Concilio Vaticano II afferma: “Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che chiama giustamente ‘giorno del Signore’ o domenica”[6].
Fra le testimonianze dei primi secoli prendiamo quella di san Giustino: “Nel giorno chiamato del sole, tutti gli abitanti delle città e delle campagne si radunano insieme nello stesso luogo”[7]. Dunque è il Signore che chiama i fedeli e questi rispondono radunandosi nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Sempre il Concilio Vaticano II ricorda che “Non è possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della santissima Eucaristia”[8].
4. Se la Messa è la fonte e l’apice della vita della Chiesa, diventa fondamentale che la celebrazione eucaristica festiva manifesti la comunità generata da Cristo attraverso l’annuncio del Vangelo e la partecipazione al suo Corpo e al suo Sangue. Essa è formata dai battezzati che in forza dello Spirito Santo hanno carismi e ministeri perché attraverso la propria testimonianza si diffonda la fede in Gesù Signore.
Orientamenti pastorali
5. Guardando alla situazione concreta delle diocesi e comunità della nostra Regione si coglie una diversità di problematiche (quali ad es.: la differenza fra la campagna e l’appennino; la distanza fra gli insediamenti in pianura, in collina, in montagna; la consistenza numerica e il frazionamento degli abitanti in ogni vicariato e/o zona pastorale; la presenza sul territorio di diaconi, ministri istituiti, aggregazioni laicali, appartenenti a istituti di vita consacrata, ecc.) per cui non è ipotizzabile una soluzione unica, ma occorre un discernimento di tipo sinodale in cui il vescovo insieme agli organismi di partecipazione sia diocesani sia territoriali progetti soluzioni adatte alla peculiarità della zona.
6. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma: “La Chiesa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa Corpo di Cristo”[9].
Nella nota pastorale Il giorno del Signore si afferma: “Il cristiano non potrebbe vivere senza celebrare quel giorno e quel mistero. Prima di essere questione di precetto, è una questione di identità”[10].
7. Pertanto si suggeriscono alcuni criteri ai quali attenersi prima di prevedere la possibilità di introdurre alla domenica la Liturgia della Parola con la Comunione.
- A livello zonale si rivedano numero e orari delle Messe nel giorno festivo aiutando a superare mormorazioni e malumori in nome di quella comunione effettiva che porta a condividere fraternamente l’Eucaristia perché tutti possano saziarsene. Questa revisione sia frutto di un discernimento e della corresponsabilità del vescovo, del presbiterio, dei diaconi e degli organismi di partecipazione.
- Periodicamente si curi nell’omelia la riflessione sul legame fra celebrazione eucaristica, domenica, vita della comunità, presidenza del prete.
- Si individui in ogni zona una chiesa raggiungibile senza eccessiva difficoltà dai vari luoghi che non hanno la Messa ogni domenica, ove normalmente si celebri l’Eucaristia festiva.
- Si stabilisca fra le parrocchie che non hanno più la Messa festiva fissa una turnazione periodica che permetta una celebrazione eucaristica dignitosa con la suddivisione di compiti e servizi tra i fedeli provenienti dalle varie comunità vicine, una presenza del prete sia per la presidenza nella liturgia sia per avere la possibilità al termine della celebrazione di rinsaldare le relazioni e manifestare la prossimità con tutti i fedeli.
- In una chiesa si celebri una sola Messa festiva anticipata al pomeriggio o serata della vigilia.
- Nella chiesa in cui vi è stata la celebrazione della Messa festiva non è possibile prevedere alla domenica anche una Liturgia della Parola con la Comunione[11].
- In occasioni particolari (Triduo Pasquale, festa del titolare, sagra, ecc.) si educhino i fedeli delle parrocchie della stessa zona a radunarsi per la liturgia nella medesima chiesa per manifestare nella celebrazione il mistero nell’unità del Corpo di Cristo.
- Si sensibilizzino i fedeli a sentirsi coinvolti nel proporre a persone anziane, sole, che non hanno possibilità di raggiungere la chiesa ove ci si raduna per la Messa, di favorire la partecipazione alla celebrazione curandone il loro trasporto.
- Nel caso in cui anziani e ammalati siano impossibilitati a partecipare alla Messa in chiesa si abbia ogni attenzione affinché un ministro straordinario o il diacono porti loro la Comunione e li si inviti a seguire la Messa alla televisione o alla radio[12].
8. Nel caso che si arrivasse a prevedere alla domenica la Liturgia della Parola con la Comunione si suggeriscono alcune avvertenze emerse durante il Sinodo sull’Eucaristia[13].
- Si verifichino le grandi distanze che rendono impossibile anche a costo di un certo sacrificio la partecipazione all’Eucaristia domenicale.
- Si faccia attenzione affinché nei fedeli non si generi confusione fra Eucaristia festiva e Liturgia della Parola con la Comunione alla domenica o ci si abitui a tale situazione. Queste celebrazioni sono sempre propedeutiche alla Messa festiva[14].
- Si vigili affinchè la mancanza della celebrazione della Messa ogni domenica e del prete stabilmente residente non vengano ad occultare il ministero del prete per la vita della Chiesa, oppure diano adito a visioni di Chiesa non aderenti alla verità del Vangelo e alla Tradizione della Chiesa stessa, oppure a un senso di abbandono da parte della Chiesa che possa indurre a vivere solo saltuariamente la vita apostolica se non arrivare anche a indebolirsi nella fede e aderire a movimenti parareligiosi o a sette.
- Vi sia un segno minimo di comunità radunata, si favorisca una partecipazione attiva dei fedeli, che scaturisca dal loro sacerdozio battesimale e li sostenga nella loro progressiva incorporazione a Cristo[15], e una ministerialità varia e articolata segno dello Spirito Santo che agisce nella Chiesa.
- Si preghi sempre durante la celebrazione per implorare il dono di vocazioni al presbiterato.
- La celebrazione sia presieduta da un diacono o da un ministro o da un animatore espressamente incaricato dal vescovo.
- Durante la celebrazione si proclamino le letture della domenica secondo quanto indicato dal Lezionario domenicale-festivo in ogni singolo ciclo.
- La struttura della celebrazione abbia un andamento che da una parte la distingua chiaramente da quella della Messa e dall’altra tenga ben presente la peculiarità di ogni tempo liturgico.
9. La giusta preoccupazione affinché alla domenica i fedeli si radunino insieme per ascoltare la Parola di Dio e lodare il Signore per la mirabile opera della salvezza con la Pasqua di Cristo Gesù, porta come conseguenza che nella vita pastorale si studino modalità che permettano anche nell’arco della settimana di raccogliersi in chiesa oppure in qualche casa ad es. per la celebrazione della Liturgia delle Ore, la lettura della Sacra Scrittura o lectio divina, la recita del Rosario, il pio esercizio della Via Crucis, tenendo presenti i vari tempi liturgici, le tradizioni religiose e le devozioni popolari del luogo.
L’apertura della chiesa almeno alla domenica così come la cura dell’edificio sacro e degli ambienti parrocchiali ove non vi sia più parroco residente sono pure espressione dell’amore dei fedeli agli spazi che manifestano il legame con i padri che ci hanno preceduto nel tenere viva la fede nel territorio.
Conclusione
10. Ci auguriamo che anche queste indicazioni siano di aiuto in quel rinnovamento delle parrocchie che Papa Francesco auspica “perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione”[16].
Bologna, 9 gennaio 2017
Gli Arcivescovi e i Vescovi
della Regione Emilia-Romagna
[1] REGIONE PASTORALE EMILIA ROMAGNA, Celebrazioni domenicali in assenza di presbitero, Bologna 1999.
[2] CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Directorium Christi Ecclesia de celebrationibus domenicalibus absente presbitero, 2 giugno 1988, in EV 11/715-764, EDB, Bologna 1991.
[3] Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale dell’Episcopato Italiano, Roma, 30 maggio 2004, n. 11, in ECEI 7/1483-1490, EDB, Bologna 2006.
[4] Cfr. Mc 6, 10.
[5] Cfr. Atti 2, 42-47; 4, 32-35; 5, 12-16.
[6] SC 106.
[7] GIUSTINO, Apologia I, 67.
[8] PO 6.
[9] Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Citta del Vaticano 1999, n.752.
[10] EPISCOPATO ITALIANO, Nota pastorale Il giorno del Signore, Roma, 15 luglio 1984, n. 8, in ECEI 3/1941, EDB, Bologna 1986.
[11] Cfr. Directorium Christi Ecclesia, n.21, in EV 11/735.
[12] Cfr. Il giorno del Signore, n. 35, in ECEI 3/1968.
[13] BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 75, in EV 24/198, EDB, Bologna 2009.
[14] Cfr. Directorium Christi Ecclesia, n.22, in EV 11/736.
[15] Cfr. AA 4.
[16] FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 28.



