I. Motivazioni e caratteristiche della terza edizione italiana del Messale

1. La terza edizione del Messale Romano in lingua italiana, dopo quasi quarant’anni dalla seconda edizione del 1983, è motivata fondamentalmente dalla necessità di adeguare il libro liturgico all’editio typica tertia latina del Missale Romanum (2002 e 2008) che contiene variazioni e arricchimenti rispetto al testo dell’editio typica altera del 1975.

2. Sulla base dell’esperienza maturata in questi anni, in continuità con le scelte della seconda edizione e accogliendo gli insegnamenti del Magistero più recente, questa terza edizione
– presenta una traduzione rinnovata dei testi eucologici riportati nell’editio typica latina, secondo le indicazioni del Motu proprio Magnum principium (3 settembre 2017) e gli orientamenti dei competenti organismi della Santa Sede;
– accoglie per le antifone e per gli altri testi di ispirazione biblica la traduzione della Sacra Scrittura approvata dall’Episcopato italiano e confermata dalla Santa Sede nel 2007, fatta salva l’esigenza della cantabilità;
– ripropone, rivedute, le orazioni ispirate alla parola di Dio distribuita nel ciclo triennale del Lezionario domenicale;
– mantiene e arricchisce i formulari, soprattutto i prefazi, già introdotti nella seconda edizione per mettere in luce il rapporto fra i vari riti sacramentali e l’Eucaristia (cf. SC 59.61; PO 5);
– conformemente alla terza edizione latina, colloca in appendice all’Ordo Missae le Preghiere Eucaristiche della Riconciliazione insieme alla quadriforme Preghiera delle Messe «per varie necessità», già presente nell’edizione del 1983 con il titolo di Preghiera Eucaristica V: la loro traduzione è stata rivista recependo le varianti presenti nel testo latino;
– continua a offrire una più larga scelta di collette per le ferie del Tempo Ordinario;
– in continuità con la scelta operata nel 1983, integra le antifone alla comunione attingendo al Vangelo del giorno, in conformità all’antica tradizione romana: tale opzione manifesta l’atto del «nutrirsi del pane della vita sia dalla tavola della parola di Dio che del Corpo di Cristo» (DV 21);
– nel Proprio dei Santi mantiene e aggiorna la breve notizia storico-agiografica per una migliore puntualizzazione omiletica e didascalica delle singole celebrazioni.

3. «L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del popolo»1. Nella consapevolezza che il canto non è un mero elemento ornamentale ma parte necessaria e integrante della liturgia solenne2 e che, nella scelta delle parti destinate al canto, è opportuno dare la preferenza a «quelle che devono essere cantate dal sacerdote, dal diacono o dal lettore con la risposta del popolo, o dal sacerdote e dal popolo insieme»3, si è scelto di inserire nel corpo del testo alcune melodie che si rifanno alle formule gregoriane presenti nell’edizione italiana del Messale Romano del 1983, adeguandole ai nuovi testi. In appendice sono state conservate le melodie di nuova composizione già presenti nel Messale Romano del 1983, convalidate dall’esperienza celebrativa maturata negli ultimi decenni.

4. Per un doveroso rispetto verso il patrimonio vivo della tradizione liturgica romana, le collette delle più importanti solennità restano con l’unico formulario universalmente in uso, mentre le orazioni ad libitum per il ciclo domenicale A, B, C sono collocate in appendice. Esse potrebbero opportunamente essere utilizzate anche come orazione conclusiva alla Preghiera universale o dei fedeli.

Tali testi eucologici non sostituiscono quelli dell’edizione tipica, ma sono riproposti a una scelta pastoralmente motivata per arricchire i temi della preghiera comunitaria.

In continuità con la scelta operata nell’edizione precedente, nessuna modifica è stata introdotta nelle risposte e nelle acclamazioni del popolo per l’Ordinario della Messa. L’inno «Gloria a Dio nell’alto dei cieli» e la Preghiera del Signore sono stati rivisti secondo i testi evangelici di riferimento. Per il «Confesso a Dio onnipotente» si è adottato un linguaggio inclusivo.

II. Per un fruttuoso uso pastorale del Messale

5. Questa nuova edizione italiana del Messale Romano è offerta al popolo di Dio in una stagione di approfondimento della riforma liturgica ispirata dal Concilio Vaticano II. Come ha ricordato papa Francesco, oggi è necessario continuare in questo lavoro di approfondimento «in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola. Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile»4.

Tale riforma, che ha trovato nell’edizione dei libri liturgici uno dei fulcri portanti della propria realizzazione, non poteva esaurirsi nella semplice consegna alla Chiesa di un nuovo punto di riferimento normativo, ma doveva continuare nel lungo e paziente lavoro di assimilazione pratica del modello celebrativo proposto dal libro liturgico, tra il mutare dei tempi e il processo delle spinte culturali. In questo cammino il libro liturgico rimane il primo ed essenziale strumento per la degna celebrazione dei misteri, oltre che il fondamento più solido di una efficace catechesi liturgica5. Se ciò è vero per ogni libro liturgico, tanto più lo è per il Messale che, insieme agli altri libri in uso nella celebrazione eucaristica, è al servizio del mistero che costituisce la sorgente e l’apice di tutta la vita cristiana6. Da questa consapevolezza deriva l’importanza di promuovere e incoraggiare un’azione pastorale tesa a valorizzare la conoscenza e il buon utilizzo del libro liturgico, sul duplice versante della celebrazione e del suo approfondimento nella mistagogia.

6. Dal punto di vista della celebrazione, i pastori si premurino di proporre il Messale come il punto di riferimento ordinario e normativo della celebrazione eucaristica: «La migliore catechesi sull’Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata»7. Per sua natura infatti la liturgia «porta a vivere un’esperienza iniziatica, ossia trasformativa del modo di pensare e di comportarsi, e non ad arricchire il proprio bagaglio di idee su Dio. Il culto liturgico non è anzitutto una dottrina da comprendere, o un rito da compiere; è naturalmente anche questo ma in un’altra maniera, è essenzialmente diverso: è una sorgente di vita e di luce per il nostro cammino di fede»8.

La fondamentale funzione affidata al Messale di ordinare e orientare la celebrazione eucaristica, mediando tra il mistero celebrato e l’assemblea concreta, richiede una conoscenza attenta e partecipe, così da valorizzare le diverse possibilità di scelta e di adattamento che esso consente. Per i presbiteri, il Messale, come «ogni libro liturgico – incluse le premesse teologiche e pastorali – sia […] oggetto di attento studio, sia individualmente che in fraterna comunione presbiterale. Di lì impareranno l’arte di evangelizzare e celebrare, che è condizione indispensabile per una fruttuosa ed efficace partecipazione ai divini misteri della comunità loro affidata»9.

La ricezione delle principali novità contenute in questa edizione italiana del Messale Romano e nell’Ordinamento Generale del Messale Romano è necessario che avvenga all’interno di un processo più globale di approfondimento della retta comprensione e celebrazione dell’Eucaristia. Tale processo è chiamato a valorizzare in modo più convinto alcuni principi già presenti nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium. Ne segnaliamo due in particolare: la fedeltà alla «sana tradizione»10 e la «nobile semplicità»11. A essi potrà ispirarsi l’impegno formativo per promuovere fruttuosamente l’ars celebrandi.

III. Per un’autentica ars celebrandi 

7. Il principio della fedeltà, che si traduce in un vivo senso dell’obbedienza, impegna ciascun ministro a non togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa in materia liturgica12. L’autentica ars celebrandi non può prescindere dal modello rituale proposto dal libro liturgico. La superficiale propensione a costruirsi una liturgia a propria misura, ignorando le norme liturgiche, non solo pregiudica la verità della celebrazione ma arreca una ferita alla comunione ecclesiale. Risuonano ancora di viva attualità le parole di san Paolo VI, quando, alla vigilia dell’entrata in vigore del Messale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II, invitava a non lasciarsi ammaliare dalla tendenza ad affrancarsi dall’autorità e dalla comunione della Chiesa. Una tendenza che può «costituire una fuga, una rottura; e perciò uno scandalo, una rovina»13. E ancora qualche anno dopo richiamava tutti con forza a «dare applicazione fedele, intelligente e diligente, alla riforma liturgica, promossa dal Concilio e precisata dalle competenti autorità della Chiesa. […] È venuta l’ora d’una geniale e concorde osservanza di questa solenne lex orandi nella Chiesa di Dio: la riforma liturgica»14.

Oggi appare con nuova chiarezza l’importanza e l’esigenza di ripresentare con il Messale Romano un modello rituale unitario e condiviso, dal quale possa prendere forma ogni celebrazione, in modo che le singole assemblee eucaristiche manifestino l’unità della Chiesa orante.

8. Il principio conciliare della «nobile semplicità»15 invoca «una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini»16. Sul versante della semplicità, secondo l’invito di san Giovanni Paolo II, si tratta di rinnovare la fiducia riposta nella capacità della liturgia stessa di attuare e di comunicare con efficacia il mistero di Dio in Cristo nell’hodie ecclesiale: «Il Convito eucaristico è davvero convito “sacro”, in cui la semplicità dei segni nasconde l’abisso della santità di Dio»17. In particolare, là dove l’ordinamento del Rito della Messa lascia la parola alle diverse ministerialità perché attraverso opportune e brevi monizioni orientino l’assemblea alla preghiera rivolta al Signore, è necessario vigilare perché la parola umana non soffochi l’efficacia della parola di Dio e del gesto liturgico. «Poiché la liturgia è tutta permeata dalla parola di Dio, bisogna che qualsiasi altra parola sia in armonia con essa, in primo luogo l’omelia, ma anche i canti e le monizioni; che nessun’altra lettura venga a sostituire la parola biblica, e che le parole degli uomini siano al servizio della parola di Dio, senza oscurarla»18.

9. Sul versante della bellezza evangelizzante della liturgia19, è importante rileggere le indicazioni del libro liturgico nella direzione di un’arte del celebrare che scaturisce da una complessiva e armonica «attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori delle vesti liturgiche. La liturgia, in effetti, possiede per sua natura una varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l’essere umano»20. Occorre, a questo proposito, ribadire che il Messale non è semplicemente una raccolta di «testi» da comprendere e proclamare, ma pure e soprattutto un libro che indica «gesti» da porre in atto e valorizzare, coinvolgendo i vari ministeri e l’intera assemblea. La bellezza della liturgia scaturisce dall’armonia di gesti e parole con cui si è coinvolti nel mistero celebrato. Ricorda papa Francesco: «La fede ha bisogno di un ambito in cui si possa testimoniare e comunicare, e che questo sia corrispondente e proporzionato a ciò che si comunica. Per trasmettere un contenuto meramente dottrinale, un’idea, forse basterebbe un libro, o la ripetizione di un messaggio orale. Ma ciò che si comunica nella Chiesa, ciò che si trasmette nella sua tradizione vivente, è la luce nuova che nasce dall’incontro con il Dio vivo, una luce che tocca la persona nel suo centro, nel cuore, coinvolgendo la sua mente, il suo volere e la sua affettività, aprendola a relazioni vive nella comunione con Dio e con gli altri. Per trasmettere tale pienezza esiste un mezzo speciale, che mette in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interiorità e relazioni. Questo mezzo sono i sacramenti, celebrati nella liturgia della Chiesa. In essi si comunica una memoria incarnata, legata ai luoghi e ai tempi della vita, associata a tutti i sensi; in essi la persona è coinvolta, in quanto membro di un soggetto vivo, in un tessuto di relazioni comunitarie. Per questo, se è vero che i sacramenti sono i sacramenti della fede, si deve anche dire che la fede ha una struttura sacramentale. Il risveglio della fede passa per il risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero dell’eterno»21.

I diversi linguaggi che sostengono l’arte del celebrare non costituiscono dunque un’aggiunta ornamentale estrinseca, in vista di una maggiore solennità, ma appartengono alla forma sacramentale propria del mistero eucaristico.

IV. Per una catechesi a carattere mistagogico 

10. Il secondo versante per una sapiente valorizzazione del Messale è quello formativo di «una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli a penetrare sempre più profondamente nei misteri che vengono celebrati»22. L’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis articola tale catechesi intorno a tre nuclei: l’interpretazione dei riti alla luce degli eventi salvifici, in conformità con la tradizione viva della Chiesa; l’introduzione al senso dei segni contenuti nei riti; il significato dei riti in relazione alla vita cristiana23. In ciascuno di questi passaggi, il riferimento al Messale è determinante per comprendere il senso profondo del mistero eucaristico a partire dalla sua celebrazione. Dal punto di vista teologico, il libro liturgico è custode della fede creduta, celebrata e vissuta, ed è perciò testimone autorevole della profonda unità che lega la legge del pregare (lex orandi) alla legge del credere (lex credendi) e, infine, alla legge del vivere (lex vivendi). Molta strada si è percorsa in questi decenni per avvicinare il popolo di Dio ai tesori delle Sacre Scritture: urge ora un impegno corrispondente perché la celebrazione liturgica sia vissuta come un luogo privilegiato di trasmissione dell’autentica tradizione della Chiesa e di accesso ai misteri della fede, in un collegamento sempre più stretto con le diverse dimensioni della vita quotidiana.

11. Da questa consapevolezza consegue la necessità di rinnovare e approfondire l’impegno per un’azione pastorale che riconosca nell’Eucaristia domenicale il proprio punto di riferimento sorgivo e culminante. La liturgia, infatti, «è scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto, “luogo educativo e rivelativo”24 in cui la fede prende forma e viene trasmessa. Nella celebrazione liturgica il cristiano impara a “gustare com’è buono il Signore” (Sal 34, 9; cf. 1 Pt 2, 3), passando dal nutrimento del latte al cibo solido (cf. Eb 5, ı2-ı4), “fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4, ı3)»25.

Per questo motivo è bene che le Commissioni liturgiche diocesane e regionali collaborino con gli altri luoghi educativi della fede cristiana (famiglie, parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali…) perché la vita secondo lo Spirito (cf. Gal 5, 25) possa costantemente abbeverarsi alla sorgente dell’Eucaristia. Una conoscenza sempre più approfondita del Messale nei luoghi deputati alla formazione ministeriale (seminari, facoltà teologiche, istituti superiori di scienze religiose…), insieme a una diffusione sempre più curata e capillare di edizioni destinate ai fedeli, apporterà un contributo decisivo nella direzione di una preghiera e un impegno quotidiano del popolo di Dio vissuti alla luce della Parola e dell’Eucaristia.

1 Conc. Ecum. Vaticano II, Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (= SC), 4 dicembre 1963, n. 113.

2 Cf. SC n. 112.

3 OGMR 40. Cf. Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Musicam Sacram, 5 marzo 1967, nn. 7, 29: AAS 59 (1967) 302.308.

4 Francesco, Discorso ai partecipanti alla LXVIII Settimana Liturgica Nazionale, Roma 24 agosto 20ı7.

5 Cf. Commissione Episcopale per la Liturgia, Nota pastorale Il rinnovamento liturgico in Italia, 23 settembre 1983, n. ı5.

6 Cf. Conc. Ecum. Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, 21 novembre 1964, n. ıı.

7 Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodale sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 64.

8 Francesco, Discorso ai partecipanti alla LXVIII Settimana Liturgica Nazionale, Roma 24 agosto 20ı7.

9 Conferenza Episcopale Italiana, Nota introduttiva, Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 16 aprile 1992, n. IV, 2.

10 SC 4.

11 SC 34.

12 Cf. SC 22 § 3.

13 Paolo VI, Discorso all’Udienza generale del 3 settembre 1969, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. VII/ı969, Tipografia poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1970, p. 1040.

14 Paolo VI, Discorso all’Udienza generale del 22 agosto 1973, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. XI/1973, Tipografia poliglotta Vaticana, Città del Vaticano ı974, p. 791.

15 SC 34.

16 Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000 Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 29 giugno 2001, n. 49.

17 Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003, n. 48.

18 Giovanni Paolo II, Lettera apostolica nel XXV anniversario della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra Liturgia Vicesimus quintus annus, 4 dicembre 1988, n. 10.

19 Cf. Francesco, Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 24.

20 Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodale sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 40.

21 Francesco, Lettera enciclica Lumen fidei, 29 giugno 20ı3, n. 40.

22 Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodale sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 64.

23 Cf. Ibidem.

24 Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000 Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 29 giugno 2001, n. 49.

25 Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020 Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 39.