La Conferenza Episcopale Italiana ritiene opportuno precisare alcune indicazioni che la normativa liturgica affida alle Conferenze Episcopali nazionali (cf. OGMR 386-399) e richiamare l’attenzione su alcuni elementi della celebrazione eucaristica.

1. Gesti e atteggiamenti durante la celebrazione eucaristica (cf. OGMR 43 e 390)

La Conferenza Episcopale Italiana fa proprio – con alcuni adattamenti – quanto indicato nell’Ordinamento Generale del Messale Romano e cioè:

In piedi dal canto d’ingresso fino alla colletta compresa.

Seduti durante la prima e seconda lettura e il salmo responsoriale.

In piedi dall’acclamazione al Vangelo alla fine della proclamazione del Vangelo, o dell’acclamazione dopo il Vangelo.

Seduti durante l’omelia e il breve silenzio che segue.

In piedi dall’inizio della professione di fede fino alla conclusione della Preghiera universale o dei fedeli.

Seduti alla presentazione e preparazione dei doni. Ci si alza per l’incensazione dell’assemblea.

In piedi dall’orazione sulle offerte fino all’epiclesi sui doni (gesto dell’imposizione delle mani) esclusa.

In ginocchio, se possibile, dall’inizio dell’epiclesi che precede il racconto dell’istituzione (gesto dell’imposizione delle mani) fino all’acclamazione Mistero della fede.

In piedi dall’acclamazione Mistero della fede fino alla comunione dell’assemblea inclusa, dopo la quale si potrà stare in ginocchio o seduti fino all’orazione dopo la comunione.

In piedi dall’orazione dopo la comunione sino alla fine.

Durante l’ascolto della Passione del Signore (Domenica delle Palme e Venerdì Santo) si può rimanere seduti per una parte della lettura.

Le diffcoltà dovute allo «stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi» (OGMR 43) possono giustificare una deroga dalla regola generale per singoli fedeli o per il sacerdote stesso.

2. I canti e gli strumenti musicali (cf. OGMR 40-41)

I canti siano scelti secondo il criterio della pertinenza rituale, siano degni per la sicurezza dottrinale dei testi e per il loro valore musicale, adatti alle capacità dell’assemblea, del coro e degli strumentisti. È fondamentale che ogni intervento cantato divenga un elemento integrante e autentico dell’azione liturgica in corso.

In particolare, è vivamente raccomandato il canto dei testi dell’Ordinario della Messa e delle acclamazioni. Per le parti del celebrante con le risposte e le acclamazioni dei fedeli si faccia riferimento alle melodie inserite nella presente edizione del Messale Romano.

Per gli altri canti, ci si avvalga anzitutto di quelli che utilizzano i testi delle antifone, eventualmente con qualche opportuno adattamento, e gli altri testi inseriti nei libri liturgici. 

In luogo di essi, si possono usare altri canti adatti all’azione sacra, al momento e al carattere del giorno o del Tempo, purché siano approvati dalla Conferenza Episcopale nazionale o regionale o dall’Ordinario del luogo. A tal fine, si faccia preferibilmente riferimento al Repertorio Nazionale di canti per la liturgia, che ha ottenuto l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana (24 maggio 2007), e la recognitio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (20 maggio 2008) e che rimane aperto a nuove rielaborazioni.

Per quanto riguarda il sostegno strumentale, si usi preferibilmente l’organo a canne o, con il consenso dell’Ordinario, sentita la Commissione di liturgia e musica, anche altri strumenti che siano adatti all’uso sacro o che vi si possano adattare (cf. SC 20).

La musica registrata, sia strumentale sia vocale, non può essere usata durante la celebrazione liturgica, ma solo fuori di essa per la preparazione dell’assemblea. Si tenga presente, come norma, che nel canto liturgico deve risuonare la viva voce di ciascuna assemblea del popolo di Dio, la quale esprime nella celebrazione la propria fede.

3. Professione di fede (cf. OGMR 67)

Quando è prescritta la professione di fede, si potrà usare il Simbolo niceno-costantinopolitano o quello detto «degli apostoli», proclamando con diverse formule la stessa unica fede. Sarà il criterio dell’utilità pastorale a suggerire l’uso di questo secondo simbolo, che pure è patrimonio del popolo di Dio e appartiene alla veneranda tradizione della Chiesa romana. Esso richiama la professione di fede fatta nella celebrazione del Battesimo e si inserisce opportunamente nel Tempo di Quaresima e di Pasqua, nel contesto catecumenale e mistagogico dell’iniziazione cristiana.

Per una sua più facile memorizzazione, nella lettera e nel contenuto, è opportuno che il Simbolo apostolico sia usato per un periodo piuttosto prolungato.

4. Preghiera universale (cf. OGMR 69-71)

La Preghiera universale, o Preghiera dei fedeli, è prevista di norma nelle Messe domenicali e festive. Dato tuttavia il suo rilievo pastorale, poiché consente di porre in relazione la liturgia con la vita concreta della comunità e con il mondo intero, è opportuno prevederla anche nelle Messe feriali con la partecipazione del popolo.

Perché la Preghiera universale sia veramente rispondente al suo spirito e alla sua struttura, si richiama l’esigenza di disporne precedentemente l’esatta formulazione e di rispettare la successione e la sobrietà delle intenzioni, tenendo presenti in particolare il momento liturgico, le emergenze ecclesiali e sociali, il suffragio dei defunti. Nelle Messe domenicali e festive si eviti di introdurre lunghe liste di nomi di defunti per i quali si offre il santo sacrificio. 

5. Presentazione dei doni (cf. OGMR 72-73 e 331)

Per sottolineare la partecipazione all’«unico pane e all’unico calice», si abbia cura di preparare, per quanto possibile, un’unica patena e un unico calice. Nei casi in cui un solo calice non fosse sufficiente, «in ragione del segno, è lodevole servirsi di un calice principale più grande insieme ad altri calici di minori dimensioni» (Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione Redemptionis sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, 25 marzo 2004, n. 05).

6. Preghiera Eucaristica (cf. OGMR 78 e 79)

In quanto vertice della fede orante della Chiesa, le Preghiere Eucaristiche sono i testi più importanti del Messale, di cui, in qualche misura, sono il cuore. Per questo, è necessario che i sacerdoti e i fedeli siano educati a una sempre più grande conoscenza della struttura e dei singoli testi, al fine di acquisire quell’intelligenza spirituale che consenta loro una reale partecipazione alla preghiera di azione di grazie e di santificazione. Il sacerdote che presiede la celebrazione, cui spetta di volta in volta la scelta della Preghiera Eucaristica, attenendosi con diligenza alle norme indicate, ricerchi una piena sintonia con la natura della celebrazione, il Tempo liturgico e le caratteristiche dell’assemblea presente. Dovrà inoltre favorire una proficua alternanza tra le diverse Preghiere Eucaristiche che il Messale riporta, valorizzando appieno la straordinaria ricchezza dei testi.

7. Dossologia finale della Preghiera Eucaristica (cf. OGMR 79 e 80)

La dossologia conclusiva dell’Anafora, Per Cristo, con Cristo e in Cristo, è cantata o proclamata dai soli sacerdoti celebranti. Il sacerdote che presiede e il diacono ministrante tengano sollevati la patena e il calice fino all’acclamazione dell’Amen compresa, con la quale l’assemblea ratifica l’intera Preghiera Eucaristica.

8. Preghiera del Signore (cf. OGMR 81)

Durante il canto o la recita del Padre nostro, escludendo gesti non rispondenti all’orientamento specifico della preghiera rivolta a Dio Padre, si possono tenere le braccia allargate; questo gesto si compia con dignità e sobrietà, in un clima di preghiera filiale.

9. Segno di pace (cf. OGMR 82)

Con il rito della pace «la Chiesa implora la pace e l’unità per se stessa e per l’intera famiglia umana, e i fedeli esprimono la comunione ecclesiale e l’amore vicendevole, prima di comunicare al Sacramento» (OGMR 82).

La Conferenza Episcopale Italiana stabilisce che il modo ordinario per lo scambio della pace sia la stretta di mano o l’abbraccio. «Conviene tuttavia che ciascuno dia la pace soltanto a chi gli sta più vicino, in modo sobrio» (OGMR 82).

Non è consentito introdurre un canto che accompagni lo scambio di pace (cf. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Lettera circolare L’espressione rituale del dono della pace nella Messa, 8 giugno 2014). Quando si dà la pace, si può dire: La pace del Signore sia con te, a cui si risponde: E con il tuo spirito.

10. Frazione del pane (cf. OGMR 83 e 321)

Perché il segno della partecipazione «all’unico pane spezzato» possa essere colto in tutto il suo pregnante valore teologico e spirituale, è bene compiere il gesto della «frazione del pane» in modo sobrio, ma veramente espressivo e visibile a tutti. Conviene quindi che il pane azzimo, confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote possa davvero spezzare l’ostia in più parti da distribuire almeno ad alcuni fedeli.

11. Uffici particolari (cf. OGMR 101; 109 e CIC can. 230 § 2)

I lettori – uomini e donne – che proclamano dall’ambone le letture o propongono le intenzioni della Preghiera universale, siano ben preparati ed edifichino l’assemblea con la proprietà dell’abito, dell’atteggiamento e della dizione.

12. Possibilità di comunicarsi due volte nello stesso giorno (cf. CIC can. 917)

La piena partecipazione alla Messa si attua e si manifesta con la comunione sacramentale.

Chi pertanto, pur essendosi già accostato alla mensa eucaristica, parteciperà nello stesso giorno a un’altra Messa, potrà, anche nel corso della stessa, ricevere una seconda volta la comunione.

13. Distribuzione della comunione e comunione sotto le due specie (cf. OGMR 160-161, 283-287)

Per la distribuzione della comunione sotto la sola specie del pane o sotto le due specie, ci si attenga alle indicazioni presenti nell’Istruzione della Conferenza Episcopale Italiana La comunione eucaristica, del 19 luglio 1989.

I fedeli si comunichino abitualmente in piedi, avvicinandosi processionalmente all’altare o al luogo ove si trova il ministro. Il comunicando riceve il pane eucaristico in bocca o sulla mano, come preferisce (cf. OGMR 160-161). Chi lo riceve sulle mani, protese entrambe verso il ministro (la sinistra sopra la destra) ad accogliere con riverenza e rispetto il Corpo di Cristo, lo porterà alla bocca davanti al ministro o spostandosi appena di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Oltre ai casi previsti nei vari libri liturgici e in OGMR 283, il vescovo diocesano può permettere la comunione sotto le due specie ogni volta che sembri opportuno al sacerdote al quale è affidata la comunità, dopo una conveniente mistagogia sul valore della partecipazione al calice eucaristico. Tale prassi sia sapientemente promossa così che «grazie alla forma più chiara del segno sacramentale, si ha modo di penetrare più profondamente il mistero al quale i fedeli partecipano» (OGMR 14).

Nella distribuzione della comunione l’Eucaristia è sempre consegnata dal ministro e non presa direttamente dai fedeli. Se la comunione viene fatta per intinzione, il sacerdote che presiede la celebrazione può far sorreggere il calice (o la pisside) da un diacono, da un accolito, da un ministro straordinario della comunione o da un fedele debitamente preparato. Dopo la comunione si osservi un breve tempo di silenzio. Non si introducano preghiere devozionali o avvisi.

14. Uso della lingua nella celebrazione dell’Eucaristia

Nelle Messe celebrate con il popolo si usa ordinariamente la lingua italiana.

Si potranno lodevolmente inserire nel repertorio della Messa celebrata in italiano canti dell’Ordinario ed eventualmente del Proprio in lingua latina.

Gli Ordinari del luogo, tenuto presente innanzitutto il bene del popolo di Dio, possono stabilire che in alcune chiese frequentate da fedeli di diverse nazionalità si possa usare o la lingua propria dei presenti, se appartenenti al medesimo gruppo linguistico, o la lingua latina, avendo cura di proclamare le letture bibliche e di formulare la Preghiera universale nelle varie lingue dei partecipanti (cf. Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodale sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 62). Sarà cura del rettore della chiesa assicurarsi che la versione della Sacra Scrittura e il Messale utilizzati siano stati legittimamente approvati per quella lingua.

15. L’altare (cf. OGMR 298-301)

L’altare della celebrazione sia unico, fisso e, ovunque sia possibile, rivolto al popolo e tale da potervi girare facilmente attorno.

Nel caso di difficili soluzioni artistiche per l’adattamento di particolari chiese e presbiteri, si studi, sempre d’intesa con le competenti commissioni diocesane, l’opportunità di un altare mobile appositamente progettato e definitivo.

Se l’altare antico retrostante non può essere rimosso o adattato, non si copra la sua mensa con la tovaglia, né si coprano gli eventuali altari laterali.

Si faccia attenzione a non ridurre l’altare a un supporto di oggetti non strettamente necessari alla Liturgia Eucaristica.

Anche i candelieri e i fiori siano sobri per numero e dimensione.

Il microfono e il leggio, per dimensione e collocazione, non siano tanto ingombranti da sminuire il valore delle suppellettili sacre e dei segni liturgici.

16. La sede per il celebrante e i ministri (cf. OGMR 310)

La sede per il sacerdote che presiede la celebrazione sia facilmente riconoscibile e in diretta comunicazione con l’assemblea.

17. L’ambone (cf. OGMR 309)

L’ambone o luogo della Parola sia conveniente per dignità e funzionalità; non sia ridotto a un semplice leggio, né diventi supporto per altri libri all’infuori dell’Evangeliario e del Lezionario.

18. Materia per la costruzione dell’altare (cf. OGMR 301), per la preparazione delle suppellettili (cf. OGMR 348), dei vasi sacri (cf. OGMR 328) e delle vesti sacre (cf. OGMR 343)

Si possono usare materiali diversi da quelli usati tradizionalmente, purché convenienti per la qualità e funzionalità all’uso liturgico.

In particolare, per quanto attiene la coppa del calice è da escludere l’impiego di metalli facilmente ossidabili (per esempio alpacca, rame, ottone, ecc.), anche se dorati, da cui, oltre l’alterazione delle sacre specie, possono derivare effetti nocivi.

Nell’impiego dei vari materiali si tengano presenti le indicazioni date nell’Ordinamento Generale del Messale Romano. I materiali impiegati rispecchino quella nobile semplicità e austera bellezza che si deve sempre ricercare nelle opere dell’artigianato a servizio del culto.

19. Colore delle vesti sacre (cf. OGMR 346)

Si seguano le indicazioni date nell’Ordinamento Generale del Messale Romano. Conformemente a quanto indicato al n. 9 delle Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana nella seconda edizione in lingua italiana del Rito delle Esequie, per le celebrazioni esequiali degli adulti il colore liturgico è il viola, per i bambini il bianco.

20. Numero delle letture nelle domeniche e nelle solennità (cf. OGMR 357)

La Conferenza Episcopale Italiana dispone nelle domeniche e nelle solennità la proclamazione di tutte e tre le letture, per una maggiore organicità e ricchezza della Liturgia della Parola che, secondo l’antica tradizione liturgica romana, comprende l’Antico Testamento, gli scritti apostolici e il Vangelo.

21. Stazioni quaresimali

In Quaresima, secondo l’antica tradizione romana delle «stazioni quaresimali», nelle Chiese particolari si raccomandano le riunioni di preghiera specialmente presiedute dal vescovo, almeno in alcuni centri, e nei modi più adeguati.

Oltre la domenica, queste assemblee – con celebrazione dell’Eucaristia o del sacramento della Penitenza o con Liturgie della Parola o con altre forme che richiamino anche il carattere pellegrinante della Chiesa particolare – possono essere opportunamente convocate, evidenziando maggiormente il carattere penitenziale del cammino verso la Pasqua, nei giorni più adatti della settimana (in particolare il mercoledì o il venerdì), o presso il sepolcro di un martire o nelle chiese o nei santuari più importanti.

22. Velazione delle croci e delle immagini (cf. MR, p. 108)

È possibile conservare l’uso di velare le croci e le immagini a cominciare dalla V domenica di Quaresima, secondo i criteri di ordine pastorale dell’Ordinario del luogo (cf. Congregazione per il Culπo Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Lettera circolare Paschalis sollemnitatis, 16 gennaio ı988, n. 26).

Conferenza Episcopale Italiana