CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE
1. La risurrezione di Gesù Cristo è il nucleo e il centro della nostra fede. Come insegna con forza l’Apostolo Paolo: «Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15, 14). I riti delle esequie cristiane, lo spirito di fede e di speranza che le anima sono da vivere e da comprendere nell’ottica della Pasqua del Signore. Illuminati dal suo mistero, i cristiani sono invitati ad affrontare la propria morte e quella dei loro cari non solo come una scomparsa e una perdita, ma come un passaggio, un vero e proprio esodo da questo mondo al Padre, verso il compimento definitivo e pieno, nell’attesa del giorno ultimo in cui tutti i morti risorgeranno (cf. 1Cor 15, 52). Nella morte di ogni uomo si realizza infatti una misteriosa comunione con la Pasqua di Gesù Cristo, che risorgendo dai morti «ha distrutto la morte» (2Tm 1, 10). Coloro che con il Battesimo sono già stati uniti alla vittoria di Cristo sulla morte, per camminare in una vita nuova (cf. Rm 6, 3-5), nella loro morte corporale portano a termine il cammino di incorporazione a Cristo, e a lui vengono affidati per divenire pienamente partecipi della risurrezione, nella certezza che nulla «potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 39). A questa grande verità mirano i riti cristiani delle esequie, i quali accompagnano i tempi e i luoghi dell’esperienza della morte di ciascun fedele e confessano attraverso gesti e parole l’articolo di fede: «Credo la risurrezione della carne».
MOTIVAZIONI E CARATTERISTICHE DELLA SECONDA EDIZIONE ITALIANA DEL RITO DELLE ESEQUIE
2. La seconda edizione del Rito delle Esequie in lingua italiana, pubblicata alcuni decenni dopo la prima edizione (1974), risponde alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti. A fronte di nuove situazioni sociali che rendono ancora più angosciosa l’esperienza della morte, ma che recano con sé anche una profonda domanda di prossimità solidale e aprono a un’autentica ricerca di senso, l’azione pastorale della Chiesa è più che mai sollecitata a proporre un cammino di fede, scandito a tappe mediante celebrazioni comunitarie, per aiutare ad affrontare nella fede e nella speranza l’ora del distacco e a riscoprire il senso cristiano del vivere e del morire.
3. Sulla base dell’esperienza maturata in questi anni e di fronte alle nuove situazioni, questa seconda edizione:
– offre una più ampia e articolata proposta rituale a partire dal primo incontro con la famiglia, appresa la notizia della morte, fino alla tumulazione del feretro;
– presenta una traduzione rinnovata dei testi di preghiera riportati nella editio typica, secondo le indicazioni dell’Istruzione Liturgiam authenticam1, delle letture bibliche e dei Salmi secondo la nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana2;
– integra i testi delle monizioni e delle preghiere presenti nella prima edizione con nuove proposte, attente alle diverse situazioni;
– risponde con apposite indicazioni a nuove situazioni pastorali, in particolare per quanto concerne la questione della cremazione dei corpi;
– provvede a suggerire nuove melodie per alcune parti della celebrazione.
I TEMPI E I LUOGHI DELLA CELEBRAZIONE
4. La tendenza a privatizzare l’esperienza del morire e a occultare i segni della sepoltura e del lutto, particolarmente accentuata nel contesto urbano, non annulla il valore che la Chiesa assegna ai tempi e ai luoghi della celebrazione, che testimoniano la speranza della risurrezione e la vicinanza della comunità cristiana a chi è toccato dall’evento della morte.
È pertanto importante custodire e riproporre con nuovo slancio la forma tradizionale della celebrazione esequiale, distesa nelle sue diverse tappe: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la preghiera alla chiusura della bara, la processione alla chiesa, la celebrazione delle esequie in chiesa, la processione al cimitero, la benedizione del sepolcro e la sepoltura.
Tale cammino valorizza tre luoghi particolarmente significativi:
– la casa, luogo della vita e degli affetti familiari del defunto;
– la chiesa parrocchiale, dove si è generati nella fede e nutriti dai sacramenti pasquali;
– il cimitero, luogo del riposo nell’attesa della risurrezione.
I ministri deputati prestino la debita attenzione anche ai frequenti casi di morte in ospedale o in casa di riposo, dove la salma del defunto viene composta in ambienti a ciò riservati, adattando opportunamente i riti previsti nella casa del defunto. Diventano rilevanti in questa prospettiva i tempi e le modalità di accompagnamento di coloro che sono nel dolore.
PRESENZA E PARTECIPAZIONE DELLA COMUNITÀ CRISTIANA
5. I momenti che accompagnano la morte e la sepoltura di un fratello o di una sorella nella fede, la preghiera di suffragio, la partecipazione al dolore dei familiari appartengono all’azione pastorale della Chiesa ed esprimono la premura dell’intera comunità cristiana.
La partecipazione della comunità si manifesta in modo peculiare attraverso la presenza del sacerdote e il servizio di ministri che, con particolare sensibilità umana e spirituale e adeguata formazione liturgica, si pongono accanto a chi è stato colpito da un lutto per offrire il conforto della fede e la solidarietà fraterna.
La presenza di una ministerialità differenziata in ciascuno di questi momenti fa parte dell’ordinario esercizio della sollecitudine pastorale dell’intera comunità verso quanti sono nel dolore.
ACCURATA PREPARAZIONE DELLE CELEBRAZIONI
6. La Chiesa, affermando che ogni celebrazione liturgica è il culmine e la fonte del suo agire, al punto che nessun’altra sua azione ne uguaglia l’efficacia (cf. Sacrosanctum Concilium 10), è consapevole che le esequie cristiane costituiscono una situazione particolarmente favorevole per annunciare la morte e la risurrezione del Signore non solo ai credenti ma anche a coloro che non credono. Infatti, i gesti e le parole del rito che annunciano il Vangelo della speranza possono essere eloquenti per tutti, nella misura in cui sono compiuti in spirito e verità. Ciò richiede particolare attenzione nella scelta dei testi più adatti, nell’omelia e nelle monizioni, nei canti e nella cura dei gesti da parte dei ministri, così che la celebrazione sia al contempo orientata al riconoscimento della presenza e dell’agire salvifico del Signore e adatta alle concrete situazioni dell’assemblea.
Roma, 29 novembre 2009
Prima domenica di Avvento



