I partecipanti del IV Convegno Nazionale degli Incaricati diocesani di Musica sacra, riuniti ad Ariccia, dopo aver seguito i lavori dell’assise, formulano le seguenti mozioni.

 

1. È decisivo che le questioni riguardanti la musica per la liturgia siano affrontate, in ogni chiesa particolare, con uno slancio nuovo, illuminato dalla consapevolezza storica, culturale, teologia e musicologica delle tematiche in gioco. In questa materia, la ricerca di facili scorciatoie determina spesso l’abbassamento del livello di produzione e di realizzazione musicale, mettendo così a rischio la qualità della preghiera liturgica.
Nel contesto attuale, poi, emerge l’esigenza di una maggiore coscienza dell’azione ecclesiale: occorre che l’aspetto celebrativo della fede, musica compresa, sia trattato e valorizzato entro i principi e le proposte del progetto culturale della Chiesa italiana.

 

2. Circa ai temi del Convegno, si insiste fortemente perché i repertori locali (diocesani e regionali) siano progettati e realizzati con un’opera di intelligente collaborazione fra liturgisti e musicisti, avendo attenzione allo loro destinazione rituale. Anche
la ripresa del lavoro intorno a un repertorio nazionale di canti liturgici non potrà avere successo se non si educano e non si abituano ministri, operatori musicali e assemblee liturgiche alla qualificazione e alla destinazione specifica dei canti nell’ azione liturgica.

 

3. La cura del repertorio musicale locale non può essere affidata al caso o all’improvvisazione. Occorre che la conoscenza e la selezione dei testi cantati per la celebrazione dei sacramenti veda impegnata l’autorità del Vescovo diocesano, coadiuvato dai suoi collaboratori nel settore. Il ministro che più direttamente è interessato alla scelta, alla preparazione, alla realizzazione e alla verifica del repertorio di colui che guida il canto dell’assemblea. Si ritiene che questo ruolo sia oggi da rilanciare nella comunità celebrante, formando personale adatto, stabilendo il criterio della collaborazione stretta con gli altri ministeri liturgici, favorendo la consapevolezza e l’opportuno intervento canoro dell’assemblea. Non si dovrebbero radunare medie o grandi assemblee senza che vi sia l’opera di una o più guide al canto. Così pure si dica delle Messe teletrasmesse.

 

4.  La figura dell’organista e degli altri strumentisti ha bisogno di essere seriamente considerata nella Chiesa italiana. Nonostante ritardi e pregiudizi, vanno maturando le condizioni di un proficuo inserimento e di una cordiale collaborazione degli organisti con le comunità locali.
Occorre però aprire un costruttivo dialogo che veda disponibili entrambe le parti; occorre far meglio conoscere fra il clero, le potenzialità e le qualifiche degli organisti; occorre formare alla ecclesialità e alla liturgia le schiere di organisti che ne sono all’oscuro; occorre infine individuare linee di metodo che assicurino alle migliaia di organi nelle chiese degli strumentisti all’altezza, i quali siano messi in grado di intervenire nella liturgia con una competenza e una buona capacità professionale. Lo stesso dicasi degli altri strumentisti, per i quali valgono le medesime esigenze.

 

5. Per quanto riguarda le assemblee con presenza di adolescenti e giovani, si sente l’ esigenza di fare di più per curarne la formazione particolare e la preparazione musicale. Non basta sollevare critiche verso l’impreparazione liturgica dei gruppi giovanili: serve fare qualche proposta educativa per farli accostare al Mistero di Cristo e ai suoi linguaggi ecclesiali. Non va dimenticato che ragazzi e giovani devono avere un loro posto nella assemblea del popolo di Dio, evitando però che essi ne monopolizzino ogni espressione musicale.

 

6. Allo scopo di meglio curare questo settore dell’impegno pastorale, i convegnisti si rivolgono ai Vescovi italiani, e in particolare alla Presidenza della C.E.I. e alla Commissione Episcopale per la liturgia, perché, nella linea del lavoro ecclesiale dopo Palermo, in ciascuna diocesi sia attivato un minimo indispensabile di forze nel settore liturgico-musicale, con lo scopo di migliorare ovunque la qualità della preghiera sacramentale.


In particolare, si chiede che:


a) sia istituito l’Ufficio liturgico diocesano e sia dotato di una sezione musicale liturgica; la commissione liturgico-musicale sia in grado di funzionare, promuovendo la selezione dei canti liturgici e la formazione dei vari protagonisti della celebrazione;


b) sia promossa l’educazione liturgico-musicale mediante la Scuola diocesana di musica sacra o simili organismi, anche interdiocesani;


c) nella cattedrale sia nominato un Maestro di Coro, un Organista, un Animatore dell’assemblea;


d) nel seminario sia presente l’insegnante di Musica e Canto e l’Animatore liturgico-musicale della comunità del Seminario;


e) nella pastorale giovanile si curi di educare alla liturgia i responsabili dei gruppi di canto e gli strumentisti;


f) per i cori liturgici si creino occasioni e modi per incontrare e formare i loro Direttori alla liturgia;


g) nella scelta dei canti liturgici, ci si riferisca ai repertori approvati e già collaudati;


h) nella gestione generale della pastorale liturgica si scelga di dotare il settore liturgico-musicale dei mezzi necessari alla sua attività; ciò vale in special modo per la qualificazione di operatori diocesani, mediante la frequenza di Facoltà, Istituti o Corsi che giovino alla loro competenza ed efficienza;


i) si riprenda, a tempo opportuno, la committenza di nuovi testi e nuove musiche per la liturgia, soprattutto per le celebrazioni proprie della Chiesa particolare, suscitando l’attenzione di poeti, letterati, compositori, pastori, teologi e musicologi alle esigenze delle produzioni liturgiche.

 

Ariccia (Roma) 10 ottobre 1996.