Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna
→ Nota pastorale di presentazione

 

CRISTO NOSTRA SPERANZA
Orientamenti pastorali per le esequie cristiane

 

 

La speranza che non delude

Tra i molteplici ambiti nei quali le nostre comunità cristiane sono chiamate a testimoniare la Gioia del Vangelo15, non da ultimo vi è quello relativo all’accompagnamento pastorale di quanti sono visitati dalla morte di una persona cara.

La Chiesa, facendo proprie le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di ogni tempo16, ritiene sua missione fondamentale annunciare e celebrare la speranza della Risurrezione del Signore nella vita dei suoi figli, che chiudono gli occhi alla scena di questo mondo, che passa (cfr. 1Cor 7,31).

Tale preoccupazione ha espresso, nelle diverse epoche culturali, variegate tradizioni celebrative, che permettono a molti di sentirsi parte viva del popolo di Dio in cammino verso «la beatitudine, la luce e la pace»17. La celebrazione delle esequie cristiane è tempo di grazia, soprattutto per coloro che frequentano occasionalmente l’assemblea liturgica e il cui senso di appartenenza ecclesiale è debole.

 

Il contesto attuale

Il mutare accelerato del contesto sociale, religioso e culturale nel quale la Chiesa oggi annuncia il Vangelo rende necessaria una sosta di riflessione finalizzata a precisare quegli aspetti fondamentali, che permettono di celebrare autenticamente il Mistero della Pasqua del Signore, crocifisso e risorto, nell’evento della morte di coloro che Egli ha redento a prezzo del suo sangue (cfr. 1Cor 6,20).

In particolare, è sempre più evidente la strategia volta, da un lato, ad occultare e privatizzare la morte della persona, perché considerata estranea e paradossale rispetto al vivere umano, dall’altro, a rendere la morte altrui uno spettacolo di cui usufruire dall’esterno, senza esserne coinvolti. Da ciò consegue un oscuramento di tutto ciò che riguarda le problematiche relative al fine vita; queste vengono come anestetizzate e spersonalizzate e l’atto del morire viene ridotto al solo orizzonte mondano, esponendolo alla logica del profitto fine a se stesso.

Nondimeno, la sofferenza dei familiari nel momento della morte di una persona cara e della sua sepoltura è appesantita da adempimenti burocratici e istituzionali, variabili da un Comune all’altro, che conducono ad affidare interamente l’organizzazione del funerale alle agenzie funebri.

Il riconoscere la professionalità dell’operato di quanti svolgono questo lavoro, non ci esime dal sottolineare, come preoccupante, il progressivo aumento della richiesta di inserire elementi estranei alla celebrazione delle esequie cristiane (ad es.: presenza di oggetti o segni legati alla vita del defunto, ricorso a testi o immagini registrati, l’esecuzione di musiche e canti non conformi alla liturgia della Chiesa, lettura di scritti del defunto oppure a lui particolarmente cari, ecc.). A ciò si aggiunge l’introduzione di altre forme lontane dalla tradizione cristiana, quali: la dispersione in natura delle ceneri del defunto dopo la sua cremazione; la conservazione dell’urna cineraria in abitazioni private o la loro custodia in monili da ornamento; la diffusione di rituali “laici” nelle case o sale del commiato; la proliferazione sul web di siti ai quali affidare il ricordo dei propri defunti, condividendolo con visitatori virtuali, misconoscendo così il significato umano e religioso della visita alle tombe dei propri cari nei cimiteri.

Davanti a questo quadro, riteniamo necessario offrire alcune indicazioni pastorali quale orientamento per le nostre comunità cristiane, al fine di rinnovare l’impegno di annuncio e testimonianza del Mistero della fede nella risurrezione, anche attraverso la celebrazione delle esequie e la preghiera di suffragio per tutti i morti in Cristo.

 

Una comunità in preghiera

  1. Anzitutto, riteniamo fondamentale riproporre con convinzione il Rito delle esequie consegnato dalla Chiesa. Invitiamo i presbiteri e gli operatori pastorali ad avere fiducia nelle tante proposte di questo Rito, soprattutto:

a. come celebrazione autenticamente cristiana, vera «celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore» e non solo un momento generico di ricordo del defunto18;

b. come accompagnamento delle persone, per un tempo adeguato e in luoghi diversi alla celebrazione del mistero pasquale di Cristo, che si rivela nella morte dei nostri cari19;

c. come forma ecclesiale, comunitaria, rappresentata ordinariamente dalla dimensione parrocchiale20.

 

  1. Questo investimento pastorale richiesto dalla Chiesa attraverso il Rito, pur avendo il parroco come diretto e primo responsabile, non può non coinvolgere in maniera dinamica tutte le componenti della comunità cristiana. In particolare, il parroco è chiamato ad «inserire adeguatamente la liturgia dei defunti nel contesto della vita liturgica parrocchiale e di tutto il ministero pastorale»21. Infatti, la preghiera per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono rinati dall’acqua e dallo Spirito, che hanno condiviso la comunione all’unico Pane della vita, dovrebbe portare ogni parrocchia a costituire un gruppo stabile di persone, in comunione con il parroco, dedicate all’accompagnamento, alla proposta e alla preparazione di ogni momento previsto dal Rito22.

  1. È auspicabile che la comunità cristiana rinnovi l’attenzione pastorale nei confronti degli infermi e delle loro famiglie e di quanti li assistono con amore, mediante la visita assidua, il conforto della preghiera della Chiesa e la celebrazione dei sacramenti. La cura pastorale dei malati, degli anziani e dei loro congiunti è segno di quella accoglienza espressa da Gesù quando si faceva prossimo di tutti i malati, piagati nel corpo e nello spirito, come documentato dai Vangeli (cfr. Mt 8,16-17).

  1. È importante che, secondo le indicazioni e gli approfondimenti dell’Ufficio catechistico regionale, si inserisca stabilmente questa attenzione pastorale in tutte le proposte di itinerari formativi e catechetici alla vita cristiana, con modalità differenziate secondo le fasce d’età.

 

Prima delle esequie

  1. Si raccomanda di essere vicini, per quanto possibile, ai congiunti del defunto una volta ricevuta la notizia della sua morte. Le agenzie funebri non sottraggano alla comunità cristiana l’incontro con la famiglia. L’ascolto, il dialogo e la preghiera della Chiesa potranno essere fonte di consolazione nella speranza cristiana per i familiari, occasione per proporre una veglia di preghiera nel tempo che precede la celebrazione delle esequie secondo le indicazioni del Rito23, con la presenza di parenti, amici e conoscenti. Questo tipo di veglia, con la centralità dell’ascolto della Parola di Dio, sia preferita alla recita del Rosario e, dove possibile, sia ristabilita come forma ordinaria di preghiera comunitaria in preparazione alla celebrazione delle esequie. Tutto ciò costituisce momento opportuno per conoscere meglio il vissuto del defunto e aiutare a scegliere i testi biblici e liturgici più adatti per la celebrazione esequiale, nonché la forma stessa della celebrazione, S. Messa o Liturgia delle Parola.

 

Le esequie

  1. «La liturgia cristiana dei funerali è celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore»24, pertanto le esequie cristiane siano preferibilmente celebrate nell’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del Signore25.

  1. Per motivi pastorali, in modo particolare in presenza di famiglie completamente estranee alla vita ecclesiale, che chiedono le esequie per ragioni culturali e/o per consuetudine, e in alcuni giorni dell’Anno liturgico26, le esequie possono essere celebrate solo nella Liturgia della Parola27.

  1. Il luogo proprio della celebrazione delle esequie cristiane, con o senza celebrazione eucaristica, come affermato nel Rito delle esequie28 e salvo disposizioni diverse dell’Ordinario, è la chiesa parrocchiale o la cappella del cimitero. La celebrazione delle esequie nella cappella del cimitero è permessa, ma senza la celebrazione della Messa29.

  1. Non è consentita la celebrazione delle esequie presso strutture quali i luoghi della cremazione, abitazioni private, sale del commiato, al fine di non incentivare una forma individualistica e privata di fede30.

  1. Si predisponga la celebrazione esequiale in modo tale che sia annuncio della Pasqua del Signore, fonte della nostra speranza nella risurrezione dei corpi e nella vita eterna. Si abbia un’attenzione pastorale evangelica volta a sensibilizzare la comunità cristiana perché nella celebrazione delle esequie vi sia la presenza di fedeli, che curano il canto e lo svolgimento dignitoso di ogni parte del rito nella piena adesione alle indicazioni liturgiche31.

  1. Nelle parrocchie dove si riuscirà a costituire un gruppo di persone dedicato alla cura della celebrazione, in aiuto del parroco, si potrà offrire ai familiari una proposta previa di canti, uno schema per la Preghiera dei fedeli, illustrando anche i momenti in cui si potrà fa memoria del defunto in modo da salvaguardare la struttura del Ritoin tutti i suoi elementi. Davanti ad una proposta previa della comunità sarà più difficile ammettere espressioni estranee alla celebrazione, come l’esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia32, intenzioni improprie e improvvisate nella Preghiera dei fedeli33, testi o video registrati34.

  1. Eventuali interventi da parte di autorità civili, parenti o altre personalità pubbliche siano sempre previsti fuori dalla celebrazione liturgica e in altro luogo adatto; comunque, se ciò avviene non si utilizzi mai l’ambone, che è spazio liturgico proprio, riservato alla proclamazione della Parola di Dio nell’assemblea cultuale. Eventuali essenziali parole di cristiano ricordo del defunto, il cui testo deve essere previamente concordato con chi presiede, si potranno inserire dopo la monizione introduttiva all’Ultima raccomandazione e Commiato, ma mai pronunciate dall’ambone35.

  1. Quanto riguarda il Rito non può essere affidato o regolato da altri enti (enti commerciali, associazioni, etc…). Per evitare che le celebrazioni esequiali cristiane si snaturino in una prestazione di servizi, i parroci vigilino perché le agenzie funebri non propongano servizi funebri di alcun genere all’interno del Rito cristiano (strumentisti, cantori, registrazioni, etc…), segnalando ogni abuso all’Ordinario diocesano. Attraverso una pastorale supportata dal generoso servizio dei laici, la parrocchia può tornare ad essere il punto di riferimento per le famiglie che vivono un lutto e che spesso non hanno o non trovano alcun altro supporto se non nelle agenzie funebri con i loro servizi.

  1. Qualora si ritenga opportuno mantenere nella Messa esequiale i testi biblici indicati nella liturgia del giorno36, non si disattenda di presentare nella omelia i fondamenti dell’escatologia cristiana e la sapienza del messaggio che scaturisce dai Novissimi (morte, giudizio, inferno o paradiso)37; essi costituiscono parte integrante del deposito delle fede custodito dalla Chiesa. Allo stesso modo, nella catechesi dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, non si tralasci di approfondire il mistero della speranza cristiana fondata sulla risurrezione in Cristo per ogni uomo (cfr. Rm 5,5).

 

Dopo le esequie

  1. Dopo le esequie segue il tempo per l’elaborazione del lutto; questo periodo è delicato e a volte doloroso, perché si sperimenta l’assenza fisica della persona amata. È importante che la comunità si attivi per manifestare la vicinanza e la presenza presso i familiari del defunto, attraverso qualche visita, la proposta di momenti di preghiera e la celebrazione di SS. Messe di suffragio, nella certezza della “comunione dei Santi”38.

 

La cremazione e l’onore dovuto al corpo del defunto

  1. La Chiesa ha sempre privilegiato la sepoltura del corpo dei defunti, ma, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, non si oppone alla cremazione39. In questo caso, la celebrazione liturgica delle esequie preceda la cremazione. I riti, nella Messa o nella Liturgia della Parola, sono i medesimi previsti per il caso della sepoltura. Si ponga però attenzione a scegliere i testi liturgici più adatti a questa particolare situazione40.

  1. Per alcune ragioni di natura pratica (morte all’estero e rimpatrio in urna cineraria dopo la cremazione; ecc.), talora, eccezionalmente, i riti esequiali possono avere luogo solo a cremazione avvenuta. In virtù dell’indulto concesso dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 24 maggio 2010 (Prot. N. 446/10/L), la celebrazione delle esequie, inclusa la celebrazione dell’Eucaristia, alla presenza delle ceneri di una persona defunta, è permessa nelle diocesi dell’Emilia-Romagna alle seguenti condizioni:

a. In accordo con il Codice di Diritto Canonico, la cremazione non deve essere motivata da intenzioni contrarie all’insegnamento cristiano (cf. can. 1176 § 3)41.

b. L’Ordinario diocesano deve esprimere il suo giudizio sulla opportunità di celebrare le esequie, compresa la celebrazione dell’Eucaristia, alla presenza dell’urna con le ceneri, tenendo conto delle circostanze concrete di ciascun caso, nel rispetto dello spirito e del contenuto delle norme canoniche e liturgiche42.

c. Deve essere garantito integralmente il rispetto delle indicazioni del Rito (nn. 181-191).

  1. Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione43. «Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto»44. Si potrà conservare l’urna cineraria in un luogo diverso dal cimitero, ossia una chiesa non adibita normalmente alla celebrazione del culto divino.

  1. È possibile predisporre un luogo sacro, definito e permanente, per l’accumulo commisto e la conservazione delle ceneri dei battezzati defunti, indicando per ciascuno i dati anagrafici per non disperdere la memoria nominale45.

  1. Inoltre, posto che venga escluso ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista e che le ceneri del defunto siano conservate in un luogo sacro, l’Ordinario diocesano, nel rispetto delle vigenti norme civili, può prendere in considerazione e valutare la richiesta da parte di una famiglia di conservare debitamente una minima parte delle ceneri di un loro congiunto in un luogo significativo per la storia del defunto46.

 

Alcune attenzioni pastorali

  1. A proposito dell’assistenza spirituale richiesta dai familiari di persone defunte, che in vita hanno espresso la volontà che il loro funerale fosse celebrato in forma civile o, comunque, senza alcun riferimento ad un rito cristiano, la Chiesa con sollecitudine pastorale sarà attenta a non negare il conforto religioso, qualora richiesto. È opportuno, da parte della comunità cristiana, accogliere la domanda dei familiari che desiderano una preghiera nella camera ardente, evitando però di confondere questo momento con il rito cristiano del Commiato.

  1. Per sostenere gli Orientamenti pastorali qui presentati, in particolare l’accompagnamento e la formazione di gruppi pastorali dedicati all’attuazione del Rito delle esequie, la Commissione regionale per la Liturgia proporrà incontri o altre attività formative, anche in collaborazione con gli Uffici liturgici diocesani. La diffusione, l’approfondimento, la condivisione e la concretizzazione a livello regionale di questi Orientamenti eviterà disparità di comportamenti fra gli operatori pastorali, testimoniando «una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato»47.

 

Confidiamo che questi orientamenti aiutino le nostre comunità cristiane a manifestare la «prossimità della Chiesa nel momento della sofferenza e del lutto, quale presenza che condivide, consola e illumina il mistero»48 della malattia e della morte nella luce trasfigurante della Pasqua del Signore, crocifisso e risorto, nostra unica speranza.

Gli Arcivescovi e i Vescovi
delle Chiese dell’Emilia-Romagna

 

 

Note

[15] Papa Francesco, Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n.1.

[16] Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Gaudium et spes, n. 1 (EV 1, n. 1319).

[17] Cfr. CEI, Messale Romano, 20203, p. 421.

[18] RE, Premesse generali, n. 1.

[19] CEI, Presentazione, n. 4. Si veda anche CEER, L’Eucaristia e la liturgia, nn. 88.

[20] CEI, Presentazione, nn. 4-5.

[21] RE, Premesse generali, n. 25d.

[22] RE, Premesse generali, nn. 16, 19; CEI, Presentazione, n. 5. Si veda anche CEER, La Chiesa e l’aldilà, n. 25: «Dovrebbe costituirsi, sotto l’azione dello Spirito, un gruppo di persone, dotate di una particolare sensibilità umana e spirituale – meglio riscontrabile in chi è già provato da qualche esperienza dolorosa – con la missione di mettersi accanto a chi è stato colpito da un grave lutto familiare, per aiutarlo a vivere, alla luce della fede e con il coraggio della speranza, il momento della prova. I tempi e le modalità della missione debbono essere studiati in base alle persone colpite dal lutto, la loro situazione familiare, il loro livello di fede, le concrete circostanze in cui si sono svolti i fatti. Alcune proposte a titolo indicativo: non solo visitare le persone colpite dal lutto, ma accompagnarle; mettersi loro accanto, con la massima discrezione, ma con il coraggio che viene dallo Spirito, per far loro sentire il conforto della fede e la solidarietà della comunità cristiana».

[23] RE nn. 30-41.

[24] RE, Premesse generali, n. 1.

[25] CEI, Precisazioni, n. 1.

[26] RE n. 6. Il Triduo Pasquale, le solennità di precetto (come l’Immacolata Concezione della B.V. Maria, Natale, Maria Madre di Dio, Epifania, Ascensione, SS. Trinità, Corpo e Sangue del Signore) e nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.

[27] RE, Premesse generali, n. 6; CEI, Precisazioni, n. 2; RE nn. 74-87. La celebrazione nella Liturgia della Parola comprenderà il rito dell’Ultima raccomandazione e Commiato, e «solo quando si celebrano le esequie nella Liturgia della Parola questo rito può essere presieduto dal diacono» (RE n. 79). La Santa Messa in suffragio del defunto sarà celebrata successivamente dal parroco.

[28] CEI, Precisazioni, n. 1.

[29] RE, Premesse generali, n.7; RE n. 99: «Questo tipo di esequie non prevede la celebrazione della Messa nel corso del rito esequiale; la Messa sarà celebrata a tempo opportuno, prima o dopo le esequie, ma senza la presenza del corpo del defunto».

[30] RE, Premesse generali, n. 25d; CEI, Presentazione, n. 5.

[31] Cfr. CEER, L’Eucaristia e la liturgia, nn. 88-93.

[32] CEI, Precisazioni, n. 6.

[33] CEI, Precisazioni, n. 5.

[34] CEI, Precisazioni, n. 6.

[35] CEI, Precisazioni, n. 6. Cfr. RE, n. 81.

[36] Cfr. RE, Premesse generali, n. 6: «Nel primo tipo, la stazione nella chiesa comprende normalmente la celebrazione della messa esequiale, che è proibita soltanto [nel Giovedì della Settimana Santa] nel Triduo Pasquale, nelle solennità di precetto e nelle Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua. Quando la Messa esequiale non è permessa, si celebra la Messa del giorno, nella quale si può utilizzare una lettura tra quelle indicate nel lezionario per le Messe Rituali a meno che non ricorra il Natale del Signore, l’Epifania, la domenica di Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, il SS.mo Corpo e Sangue di Cristo o un’altra solennità di precetto (Rescritto della S. Congregazione per il Culto Divino, 18 settembre 1974 – Prot. n. 2036/74)».

[37] Cfr. Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia, cit., nn. 248-260; pp. 209-216.

[38] Cfr. il Memento dei morti nelle Preghiere eucaristiche indicate nel Messale Romano.

[39] RE n. 165. DDF, Ad resurgendum cum Christo, n. 8.

[40] RE n. 167.

[41] RE n. 180. Infra nota 44.

[42] RE n. 180.

[43] DDF, Ad resurgendum cum Christo, n.7.

[44] RE n. 165. DDF, Ad resurgendum cum Christo, n. 8.

[45] DDF, Risposta, 4A.

[46] DDF, Risposta, 4B.

[47] Leone XIV, Omelia per l’inizio del ministero petrino, 18 maggio 2025.

[48] Consiglio Episcopale Permanente della CEI, Comunicato finale della riunione del 23-25 marzo 2015, Roma, 27 marzo 2015.