Presidenza CEI
22-23 febbraio 1970*
I. PRINCIPI
1. La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente strutturato, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa, sia universale che locale, e per i fedeli. (IG, l).
La Messa appartiene quindi a tutto il popolo di Dio, perché in essa “Cristo si offre per la salvezza di tutto il mondo, e l’assemblea dei fedeli è figura e segno dell’unione del genere umano in Cristo capo (EM, 18).
Di qui la necessità di fomentare “il senso comunitario, si’ che ognuno si senta unito con i fratelli nella comunione della Chiesa, sia locale che universale” (ibid.).
2. Alla luce di questi principi è chiaro che anche eventuali gruppi di fedeli, variamente collegati per particolari interessi pedagogici, culturali o sociali, devono essere educati a un inserimento pieno nella comunità liturgica, specialmente domenicale, per concorrere non solo alla “armonica disposizione ed esecuzione dei riti” (IG, 313), ma anche e soprattutto all’espressione comunitaria e sacramentale di tutto il popolo di Dio, “che si raduna insieme, per celebrare il memoriale del Signore” (IG,7).
3. Ciò non toglie però che, sia per suscitare nel gruppo un interesse più vivo, sia per creare a poco a poco quella fusione, che il gruppo stesso dovrà poi trasfondere nella comunità intera, si disponga per esso una celebrazione, che, pur nel rispetto delle vigenti leggi liturgiche, si adatti a particolari situazioni di età, di ambiente, di sensibilità, di interessi: ne risulta senz’altro vantaggiata la formazione liturgica del gruppo e, di riflesso, la vita liturgica della comunità ecclesiale.
4. L’istanza pastorale di questo adattamento, già sentita anche in passato, e variamente tradotta in iniziative più o meno valide e felici, tanto più si impone ai nostri giorni, in cui più vissuta che mai è la coesione di gruppo, e più sentita la sua psicologia.
5. È in questo contesto psicologico-pastorale che bisogna inserire le cosiddette “Messe per i giovani “.
Esse sgorgano dal bisogno che i giovani sentono di spontaneità, di vivezza, di autenticità: bisogno che si acuisce quando si trovano insieme e formano una comunità, giovanile. Il fatto è in se’ altamente positivo. Se i giovani desiderano che anche nella celebrazione liturgica sia loro dato di esprimere quello che sentono e quello che sono, vuoI dire che considerano la liturgia, e specialmente la Messa, come una componente fondamentale della loro vita religiosa.
6. Le “Messe per i giovani” non sono quindi né una tecnica, né un facile ripiego per attirare i giovani alla Messa; anzi, una passiva acquiescenza a eventuali estrosità, nell’illusione di poter così mettere in massa i giovani nella sacramentalità viva della liturgia, denuncerebbe non solo una radicale incomprensione del problema, ma un pericoloso svuotamento dei valori stessi che si vorrebbero affermare.
Le “Messe per i giovani”, sono un problema pastorale. Esse suppongono una catechesi condotta con tanta intelligenza e con tanta efficacia, da portare i giovani stessi a sentirsi comunità ecclesiale di preghiera e di apostolato, e ad esprimere di conseguenza questo senso comunitario in una celebrazione, che pur nella fedeltà alle norme stabilite, sia veramente adatta alla loro età e alla loro psicologia. Lo sbaglio che tante volte si commette sta nella pretesa di cominciare subito dal traguardo, senza premettere il necessario tirocinio di iniziazione e di allenamento; e si hanno così celebrazioni sciatte, incolori e chiassose, in cui, per riempire in qualche modo la sottaciuta superficialità dell’insieme, si finisce o col porre l’accento su fattori per lo più marginali, o con l’introdurre in modo scriteriato forme eccentriche e arbitrarie. È la storia delle cosiddette Messe beat e Messe ye-ye o Messe a creatività spontanea. Si comprendono allora le reazioni; e non si può dire che siano ingiustificate.
7. Già lo avvertiva Paolo VI quando, riferendosi appunto alle Messe per i giovani, cosi si esprimeva nel discorso del 7 febbraio 1969: “Le Messe per i giovani sono iniziative ottime e da incoraggiare cordialmente, ove siano prive di ispirazione polemica nel confronto di altre Messe, e lontane da novità che snaturino la celebrazione, indebolendola nel rito, nei testi, nelle musiche e nei canti, nell’omelia, col pretesto di adattarla alla mentalità moderna.”
8. In base ai principi esposti, e sulla scorta di queste parole del Santo Padre, tenuta anche presente la recente entrata in vigore della stesura definitiva del rito della Messa, si è pensato di condensare in queste brevi note alcuni richiami pratici sulle Messe per i giovani. La meditata attenzione a questi richiami, e la loro fedele attuazione, mentre riporteranno un senso di giusto equilibrio nelle varie iniziative di Messe per i giovani, ne favoriranno quell’efficacia liturgico-formativa, che tali iniziative vogliono certamente raggiungere.
II. INDICAZIONI E NORME
1. Il Rito
9. Il rito della Messa, per qualunque assemblea sia essa celebrata, è quello stabilito dalla Cost. Apostolica “Missale Romanum”, ed entrato in vigore il 30 novembre. A nessuno è consentito aggiungervi o togliervi alcunché, cambiarne o spostarne arbitrariamente le parti. Per eventuali adattamenti, ci sono indicazioni precise nel rito stesso, e nella Istruzione generale che lo precede.
In particolare, sia chiaramente affermato, nella disposizione e nello svolgimento della celebrazione, il suo carattere comunitario e gerarchico insieme. C’è la navata per l’assemblea, come c’è il presbiterio per il sacerdote e i ministranti. Ciò che all’altare si porta (i doni) e ciò che dall’altare si prende (l’eucaristia) non lo si porta e non lo si prende direttamente, ma attraverso il ministero del sacerdote.
2. I Testi
10. Anche i testi delle letture e delle preghiere devono essere quelli del messale, almeno per le domeniche, le solennità e le feste. Quanto agli altri giorni e a ricorrenze particolari, nel cap. VII dell’Istruzione generale sono indicate varie possibilità di scelta. Sta allo zelo e alla prudenza del sacerdote il servirsi di queste possibilità e l’orientare eventualmente l’assemblea stessa dei giovani alla scelta diretta e consapevole, sempre secondo le norme dell’Istruzione stessa.
Può essere consentita una certa duttilità nella formulazione della preghiera dei fedeli, in modo che siano i giovani stessi che, nel quadro della preghiera universale, propongono le intenzioni: tutto però sia opportunamente preparato per iscritto, sotto la responsabilità del sacerdote che presiede.
3. L’omelia
11. L’omelia spetta di diritto al sacerdote celebrante: è suo compito presidenziale come è compito dei fedeli, giovani o no, l’ascoltare. Lo esige l’ordinamento gerarchico della celebrazione. I giovani tuttavia possono, in forza del loro profetismo battesimale, collaborare alla preparazione dell’omelia stessa e al suo inserimento nella vita, non durante la celebrazione stessa, ma preparandone con il sacerdote i temi e suggerendone applicazioni concrete.
4. Il canto e la musica
12. L’espressione musicale ha nella liturgia, e specialmente nella Messa, un valore sacramentale. Il canto e la musica esprimono la comunità, favoriscono la fusione e infervorano la preghiera. Il canto liturgico di una intera assemblea è una preghiera solenne e commovente insieme.
A tutti i fedeli è raccomandato il canto, e tutti i fedeli dovrebbero quindi venirvi educati; tanto più i giovani, perché più facile è per essi l’apprendimento, più spontanea l’esecuzione e più efficace l’esempio: sempreche, naturalmente, canti non un piccolo gruppo, ma l’intera assemblea dei giovani.
13. Nei canti, il primo valore è quello del testo. È per questo che i canti ideali per la Messa sono, oltre le acclamazioni dell’assemblea, quelli indicati nell’ “ordinario” e nel “proprio” della Messa, soprattutto il “Santo” e l’ “alleluia”.
Un’assemblea liturgicamente formata preferirà sempre cantare la Messa, che cantare nella Messa. In sostituzione dei canti ufficiali del “proprio'” all’introito, all’offertorio, alla comunione potranno però essere usati anche altri testi, purché la competente autorità li abbia approvati allo scopo; come debitamente approvati devono essere tutti i canti che se eseguiscono alla Messa.
La restrizione è giustificata dalla preoccupazione che i testi siano non a sfondo sentimental-sociologico o solo vagamente religiosi, o, peggio ancora, dottrinalmente incriminabili, ma intonati davvero al tempo liturgico e adatti al momento celebrativo.
14. Quanto alla melodia, la dignità e la sacralità della celebrazione esigono che anche la musica sia degna e sacra; musica che, pur aperta allo sviluppo progressivo dell’arte, non si perda nel motivetto, nel ritmo concitato o in un chiassoso snobismo. Il canto deve favorire la preghiera e non ostacolarla. È doveroso ripeterlo, perché troppi abusi ci sono stati al riguardo, e con la scusa di rendere musicalmente più viva e più accetta ai giovani la liturgia, se ne è non di rado profanata l’espressione sacra: quell’espressione che una lunga e nobile tradizione ha saputo affinare nell’arte più pura.
Una vera pastorale non svilisce la liturgia, col pretesto di adattarla, ma educa a comprenderla, per adattarsi ad essa.
15. Un’ ultima parola sull’uso degli strumenti. Siano davvero “strumenti” a servizio cioè dell’azione sacra, della parola, della partecipazione viva dell’assemblea: non complessi per spettacoli di liturgia. Molte volte invece sembra che proprio nell’uso di questo o di quello strumento si faccia consistere la Messa per i giovani. Norme opportune sono già state date in proposito; non c’è che richiamarle.
“Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti” (SC 120).
“Nel permettere l’uso degli strumenti musicali e nella loro utilizzazione si deve tener conto dell’indole e delle tradizioni dei singoli popoli.
Tuttavia gli strumenti, che, secondo il giudizio e l’uso comune, sono propri della musica profana, siano tenuti completamente al di fuori di ogni azione liturgica e da pii e sacri esercizi”. (IMS art. 63).
16. Si tengano presenti questi principi e si osservino fedelmente queste norme da quanti esercitano il loro apostolato in mezzo ai giovani e sentono l’inquietudine apostolica di condurli a Cristo, attraverso l’efficacia vivificante della partecipazione alla liturgia. Solo una formazione dignitosa e seria potrà far si’ che la liturgia sia davvero per i giovani spirito e vita. E questo spirito e questa vita essi porteranno un giorno in tutte le assemblee liturgiche del popolo di Dio.
* La Segreteria Generale chiese subito alla Commissione per la Liturgia di studiare il problema e di preparare un documento orientativo. In data 7.2.1970 il Presidente della medesima Commissione inoltrò la nota, che si riporta qui di seguito preparata e approvata dai Membri nella riunione del 27.1.1970. La Presidenza della CEI nella riunione del 23-24.2.1970, ha deciso di portare il documento a conoscenza degli Ordinari.
File PDF: https://www.liturgiaemiliaromagna.it/wp-content/uploads/1970/02/Indicazioni_norme_Messa_giovani.pdf



