Introduzione di S.E. Mons. Ovidio Vezzoli al Calendario delle Chiese dell’Emilia-Romagna

Gli umani hanno un cattivo rapporto con il tempo. In un’epoca in cui l’accelerazione del tempo ha raggiunto livelli mai sperimentati, questa dimensione della vita è anch’essa attraversata da una crisi di senso.
Per alcuni, il tempo è memoria colpevolizzante dello scorrere della realtà e della vita; ciò infastidisce non poco perché rappresenta un limite invalicabile per l’esistenza, richiama costantemente le cose non fatte, i progetti irrealizzati, gli scacchi della vita non risolti, il tempo sprecato. In questo orizzonte il tempo è nemico da sconfiggere attraverso la rimozione della memoria, una sorta di sclerosi anticipata che ci fa precipitare nell’oblio oscuro.
Per altri, la categoria del tempo corrisponde alla dimensione nostalgica dell’esistenza. Il tempo, in questa prospettiva, coincide con il passato e niente altro, i ricordi della giovinezza, la memoria dell’età dell’efficienza, il rimando all’assenza radicale del limite. Mediante uno sguardo al passato si ritiene che tutto ciò che appartiene allo ieri era perfetto, rappresentava l’immagine di una età dell’oro da rimpiangere appunto con nostalgia.
Per altri ancora, il tempo è confuso semplicemente con il futuro, il domani che ancora non esiste e che genera paura, angoscia per quanto potrebbe accadere, l’imprevedibilità degli eventi che potrebbero minacciare la nostra incolumità. In tal senso il tempo è una vera e propria ossessione che incombe e che paralizza ogni progettualità, mortifica la speranza rendendola una ingenua e vana utopia. A questa concezione del tempo si cerca di rimediare mediante un attivismo esasperato che, a sua volta, rappresenta un tentativo di rimozione dell’angoscia e della paura del domani. L’età medievale definiva questo tempo come il “tempo del mercante”, il tempo dei viaggi e degli affari.
Davanti a queste interpretazioni reali del tempo vi è una lettura che ritengo più saggia e che appartiene alla vita reale, ossia la fedeltà al proprio oggi, lo sguardo più positivo sul presente che ci è concesso di vivere e davanti al quale si sta con atteggiamento di umiltà, di dono e di responsabilità. Non dimentichiamo che il tempo non è una conquista, ma un dono che ci è dato di vivere; è nostra responsabilità accoglierlo come tale e non come una proprietà da gestire, un castigo, una pena faticosa, una maledizione dalla quale non ci si può liberare.
Nella prospettiva ebraico cristiana Dio è signore del tempo e della storia; a Lui appartengono il nostro vivere e il nostro morire, la nostra progettualità e la nostra vocazione, il nostro passato, il presente e il nostro futuro. La lettera agli Ebrei ci ricorda che “Cristo è lo stesso ieri, oggi e per l’eternità” (Eb 13,8). La Sapienza di Israele ci rammenta che “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo” (Qo 3,1) e che il Signore ha posto nel cuore degli umani la nozione dell’eternità (cfr. Qo 3,11) affinché imparino a discernere la bontà delle sue opere e la fedeltà del suo amore.
Pertanto, il tempo è un dono e una responsabilità; in tal senso agli umani è chiesto di non rinunciare a vigilare sull’uso del tempo, sulla tentazione di dissipare il tempo in una vita vissuta nella mediocrità e nella banalità. Ciò richiede, nondimeno, un atteggiamento di vigilanza, di sobrietà, di sapienza perché se è vero che il nostro oggi affonda le radici nel nostro ieri, è altrettanto vero che il nostro domani è già preparato dalle scelte che compiamo nell’oggi.
Il Signore delle nostre vite ci conceda saggezza perché sappiamo discernere in questo oggi della nostra storia, il segno del tempo per eccellenza, che è Gesù di Nazareth, il Figlio unigenito del Padre, che ci ha rivelato Dio nella grazia dello Spirito Santo. Il Signore ci renda pellegrini di speranza, uomini e donne “viatores” che camminano sulle strade del tempo e della storia, guidati e sorretti dalla speranza che non delude (cfr. Rm 5,5), Gesù Cristo, buona notizia di Dio per l’umanità, pienezza di senso delle nostre povere vite abitate dalla sua misericordia.